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  • L’equo compenso è legge.

    L’equo compenso è legge.

    L’art. 19-quaterdecies del disegno di legge di conversione del D.L. 16/10/2017, n. 148, approvato in via definitiva dalla Camera dei Deputati il 30/11/2017, introduce disposizioni volte a garantire all’avvocato, nonché a tutti gli altri lavoratori autonomi, il diritto a percepire un compenso equo nei rapporti con clienti diversi dai consumatori.

    A tal fine viene introdotto l’articolo 13-bis nella legge professionale forense (L. 31/12/2012, n. 247).
    Le nuove disposizioni si applicano nel caso in cui le convenzioni siano predisposte unilateralmente dalle imprese (la predisposizione unilaterale si presume, salvo prova contraria).

    Si definisce equo il compenso dell’avvocato determinato nelle convenzioni quando è “proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche della prestazione legale“.

    Sono qualificate come “vessatorie” le clausole contenute nelle convenzioni che determinano, anche in ragione della non equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio contrattuale a carico dell’avvocato e si fornisce un elenco di clausole considerate vessatorie.

    Il comma 2 dell’articolo 19-quaterdecies estende il diritto all’equo compenso previsto per la professione forense, in quanto compatibile, anche a tutti i rapporti di lavoro autonomo che interessano professionisti, iscritti o meno agli ordini e collegi, i cui parametri sono definiti dai decreti ministeriali di attuazione del D.L. 24/01/2012, n. 1. Tale D.L., con esclusivo riferimento alle professioni ordinistiche, ha soppresso le tariffe professionali ed ha introdotto i parametri per la liquidazione giudiziale dei compensi in caso di mancato accordo tra le parti.

    Il comma 3 dell’articolo 19-quaterdecies prevede che la pubblica amministrazione debba garantire il principio dell’equo compenso per le prestazioni professionali relative ad incarichi conferiti successivamente all’entrata in vigore della legge di conversione.

    Per il presidente della commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia (PD) la norma sull’equo compenso corregge le distorsioni di questi anni che avevano trasformato il lavoro professionale in merce.

    “Dietro al lavoro dei professionisti” commenta Boccia “ci sono strutture, storia, competenze, studio permanente e collaboratori. Quando si chiede un consiglio, un’analisi o un progetto si deve avere la consapevolezza che dietro quella risposta c’è un mondo e una storia che non può essere stracciata in nome della massimizzazione del profitto delle grandi imprese, o addirittura dello Stato in alcuni casi”.

    In più annuncia modifiche già nella Manovra 2018: “nel passaggio parlamentare alla Camera della legge di Bilancio ci sono tutte le condizioni per intervenire ancora sull’equo compenso per eventuali correttivi migliorativi anche al fine di evitare interpretazioni diverse. Interverremo sui crediti iva dei professionisti, modificheremo il testo in base ai parametri e metteremo bene in evidenza il rapporto con la Pa”.

    Per approfondire: disegnoLeggeconversioneDL2017n148art19quaterdecies(1)

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